La mia filosofia..


"Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, una parola per ferirla, ma poi tutta una vita per dimenticarla!"

venerdì 15 aprile 2011

NO AI RACCOMANDATI, SI AL MERITO

L'idea di questo post è scaturita immediatamente dopo il boato di applausi, che c'è stato dopo che il professore Formiconi aveva detto che il voto non eguaglia sempre la bravura di una persona, un dottore laureato con 102 non è meno bravo di uno laureato con 110 e lode. A tale proposito mi è venuto in mente un film uscito nelle sale da pochissimi giorni, che parla di 2 ragazzi e una ragazza, che pur essendo bravissimi nei loro lavoro, devono affrontare la realtà di una società, come la nostra,  in cui spesso non si ottiene un lavoro per le proprie capacità, ma in base a quanto sei raccomandato. Infatti il film C'è CHI DICE NO,  tratta di tre ex compagni di scuola si ritrovano dopo vent'anni e si rendono conto che un nemico comune li perseguita: i raccomandati. Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento in un quotidiano locale che per arrotondare è costretto a scrivere sulle più improbabili riviste di settore; giunto a un passo dalla tanto agognata assunzione viene scalzato dalla figlia di un famoso scrittore. Irma (Paola Cortellesi) pur essendo uno dei dottori più stimati dell'ospedale, vive grazie alle borse di studio, e proprio quando sta per ottenere il contratto le viene preferita la nuova fidanzata del primario. Samuele (Paolo Ruffini) è una specie di genio del diritto penale, e dopo anni passati a fare da assistente-schiavo ad un barone universitario è in procinto di vincere un concorso per ricercatore, ma – anche in questo caso - il posto gli verrà soffiato dal genero inconcludente del barone.
Il cinema italiano ha evidentemente scoperto la drammaticità del precariato e di conseguenza l’urgenza di affrontare sul grande schermo la vita di chi tira avanti con contratti a progetto, collaborazioni a termine, lavori a tempo determinato. Lo ha fatto Paolo Virzì con Tutta la vita davanti, poi Anna Negri con Riprendimi e Massimo Venier con Generazione 1000 euro (un bellissimo film da vedere ,molto divertente ) e ancora Ascanio Celestini col documentario Parole sante, raccontando con toni e stili diversi il cul de sac in cui sembra essersi infilato il mondo del lavoro nell’era della globalizzazione. (Cul-de-sac è un film del 1966 diretto da Roman Polanski il quale disse:  "Talvolta o spesso un uomo si infila in un "cul de sac", volontariamente o no si entra in un tunnel nel quale, andando avanti non si intravede la luce e indietro non si può tornare " ).
Chiusa questa parentesi continuiamo dicendo che il film di Giambattista Avellino è una commedia sociale abitata da tre giovani precari che questa volta non ci stanno e puntano il dito contro la raccomandazione, ovvero quella odiosa forma di segnalazione ‘autorevole’ che mira ad agevolare un favorito ‘figlio di’ naturalmente incompetente. Avvalendosi di un cast assortito che sfrutta abilmente la duplice notorietà cinematografica e televisiva dei suoi attori, C’è chi dice no si inserisce nella nutrita schiera della nuova commedia nazionale, ‘civica e democratica’, in grado di intercettare i gusti del pubblico, il mood sociale e un tema corrente e dibattuto su giornali e mass media.
Il film si snoda attraverso le divertenti ripicche, mentre il trio di vendicatori, spinto dalla volontà di giustizia, dà vita ad un vero e proprio movimento, “I pirati del merito”, volto ad abbattere il regime delle raccomandazioni. Si ride di gusto alle battute di Ruffini e alle situazioni paradossali in cui si caccia Argentero, ma di fondo, l’amarezza resta. Il piano dei tre protagonisti sembra funzionare inizialmente per poi andare a rotoli.
Ma quando lo riprendono in mano e concludono in maniera trionfante il loro progetto di vendetta, e soprattutto smascherano gli oscuri magheggi dell’università ai danni di studenti meritevoli, il tutto si risolve in un niente di fatto. Quasi a voler dire che, anche se c’è la volontà di cambiare le cose, la speranza che cambino davvero, è pressoché nulla. Che pochi contro tanti, è una battaglia persa in partenza.
Importante, da far notare è che il film è interamente ambientato nella splendida cornice fiorentina perché, come ha affermato il regista, si voleva sottolineare l’idea della pressione: in una grande città come Roma o Milano infatti, possono presentarsi più possibilità mentre in una realtà minore, l’occasione capita una volta sola e se non la cogli al volo, è la fine.
“La canzone della rivoluzione” dei Baustelle chiude significativamente il film: quasi a voler suggerire che, in un paese come l’Italia, è l’unica soluzione possibile per riacquistare i nostri diritti e la nostra dignità.




IL TRAILER:
 

Andate a vederlo perchè questo è il futuro che ci aspetta, se non incominciamo a cambiare le cose!!


giovedì 14 aprile 2011

ASSIGNEMENT 6.2 : Sa chi sa che nulla sa, e chi sa che nulla sa ne sa più di chi ne sa.

Ignoranza, curiosità, ricerca, conoscenza...nuova ignoranza, ecco il processo mentale che lega tutti noi menti scientifiche e non. Noi partiamo da uno stato di ignoranza che ci stimola a studiare e a ricercare per comprendere e riempire le nostre lacune, ma sebbene sembri di essere giunti alla conoscenza, ciò non avviene mai totalmente. L'uomo, per quanto colto, esperto, saggio che sia, rimarrà sempre ignorante su qualcosa. La conoscenza umana è limitata, ma soprattutto è in continuo sviluppo e quindi priva di una fine. Proprio per tale motivo ogni giorno vengono pubblicate ricerche con dati nuovi, con conoscenza nuove, magari anche con idee discordanti con quelle passate. I migliaia di testi che si trovano nel Pubmed dimostrano come ogni giorno la conoscenza evolva e contemporaneamente testimonia quanto poco noi ne sappiamo. L'uomo ha sempre desiderato essere onniscente, e qualche volta ha e ha avuto la presunzione di pensare di esserlo. Eppure anche la persona più colta, proprio perchè tale, dovrebbe avere l'umiltà di riconoscere di essere anche lui ignorante in qualcosa; non per altro Socrate affermava: "So di non sapere". Ed è lo stesso pensiero che mi è balenato nella mente  oggi pomeriggio, quando ho assistito ad una conferenza sulla medicina orientale. Convinta di sapere abbastanza sull'argomento, sono stata travolta dalla consapevolezza di saperne poco, anzi niente, e finora non ne ero nemmeno incuriosita, poichè bloccata dal pregiudizio su tale materia; ma si sa il pregiudizio non è altro che la maschera dietro cui si nasconde l'ignoranza. Tornata a casa, presa dalla foga e dalla curiosità su argomenti a me sconosciuti, ho sfruttato la lezione su PubMed http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed per ricercare all'interno del sito, dei trattati riguardanti la medicina orientale. Ovviamente ho dovuto porre dei limiti poichè all'inizio il risultato della ricerca mi dava 13167 articoli; seguendo quindi passo passo le istruzione del prof. ho inserito dei limiti; ah a tale proposito vi avverto che i testi in italiano su tale argomento su PubMed sono zero. Posti i primi limiti, ad esempio ho richiesto solo i testi dell'ultimo anno, ho ottenuto 220 risultati; per ridurli ancora di più ho fatto una ricerca più accurata aggiungendo come nuovo parametro, la parola Italy, ovvero volevo vedere quanti testi ci fossero riguardanti la medicina orientale scritti da italiani; e finalmente ho ottenuto un risultato di testi sfogliabili, ovvero: 3. Forse la mia ricerca è stata un pò troppo accurata e ho ridotto un pò troppo i possibili testi, ma è vero anche che era la prima volta che utilizzavo tale motore di ricerca, e quindi spero che mi perdoniate..^_^ 
Vorrei concludere dicendo che PubMed, per noi di medicina e non solo, è un servizio molto utile, poichè avere la possibilità di poter consultare tanti testi diversi su uno stesso argomento, ci permette di conoscere idee e opinioni diverse, in poco tempo; tuttavia non cadiamo nell'errore di far diventare nostre le opinioni degli altri, al contrario quella quantità di nozioni, a nostra disposizione, deve stimolarci ad avere una nostra propria opinione, che chissà magari un giorno potrebbe finire tra i trattati ricercabili nel PubMed. 
Ricordiamoci che: Sapere di non sapere è la cosa migliore. Fingere di sapere quando non si sa è una malattia.  Lao Tzu 



lunedì 11 aprile 2011

VIA CON I MONOLOGHI...!

Scusate il ritardo, ma ieri non ho avuto nemmeno un minuto per dedicarmi alla settimanale classifica TOP 5, tuttavia il ritardo mi ha permesso di scegliere meglio l'argomento della classifica. 
Questa settimana ho scelto i monologhi, i quali sono a mio parere le parti migliori dei film poichè sono un momento di riflessione del protagonista in cui si cela, solitamente, la morale dell'intera storia. Mi ricordano quindi le favole che mi leggevano da piccola,che terminavano tutte con la morale, un modo piacevole per insegnarti lezioni di vita. E proprio perchè adoro i monologhi ho deciso di fare una classifica dei TOP 10, poichè non sapevo quali tra questi eliminare, quindi avrete il doppio dei filmati, il doppio del divertimento. Comunque poche chiacchere e via con le scene, se non siete d'accordo con le scelte fatte e avete altri suggerimenti scrivete senza indugi..;)

10° POSTO:  " Il libertino" (2004)


9° POSTO: "Remember me" (2010)


8° POSTO: "Happy family" (2010)


7° POSTO: "Il curioso caso di Benjamin Button" (2008)


6° POSTO: "La ricerca della felicità" (2006)


5° POSTO: "Patch Adams" (1998)


4° POSTO: " Blade Runner"  (1982)


3° POSTO: "Pulp fiction" (1994) 



2° POSTO: "Radio freccia" (1998)


1° POSTO: "The big Kahuna" (1999)




venerdì 8 aprile 2011

DOMANI TUTTI A FARE COLAZIONE DA TIFFANY



Un BUON NON COMPLEANNO a tutti coloro che non sono nati l'8 di aprile, non sto impazzendo è solo che l'altro giorno, ovvero il 6 aprile, è stato il mio compleanno e non ho avuto il tempo nemmeno di scrivere due righe. Comunque poichè ho festeggiato da poco gli anni volevo dedicare questo post a uno dei miei film preferiti: COLAZIONE DA TIFFANY. Io ho molti film preferiti, i quali ho visto decine di volte, e di alcuni ne ho già parlato in post precedenti, ma non potevo non fare un post su questo film specifico. Detto questo iniziamo questo viaggio in uno dei capolavori del cinema.
Holly è una provinciale - ma molto sofisticata - che vive a New York. Ha frequentazioni di gente di ogni tipo: artisti, ricchi, malviventi. Paul è un giovane scrittore protetto da un'amante più anziana di lui. Holly e Paul abitano nello stesso palazzo. Si conoscono, diventano amici. La ragazza, che mira a sposare un miliardario, passa da una festa all'altra, rincorre il tempo, è fragile, passa da depressioni profonde a esaltazioni sfrenate. Ma non manca mai, la mattina, rientrando da una festa, di far colazione davanti alle vetrine di Tiffany, la leggendaria gioielleria. Emergono, nel passato di Holly, scheletri e fantasmi, ma sono solo frutto della sua ingenuità. E comunque, sposare un ricchissimo messicano cancellerà tutto. Ma il magnate si tira indietro. A Holly rimane Paul, che l'ama davvero, e forse anche lei contraccambia. Alla fine i due si abbracciano nella pioggia scrosciante. Un classico della commedia americana, ma con tanti valori aggiunti, a cominciare da Truman Capote, autore del romanzo. Il film, nei decenni, è diventato un sempreverde. Anche se molti episodi e caratteri sono di maniera e scontati, qualche magia continua ad essere dispensata. A cominciare da Audrey Hepburn, nevrotica e insicura, da proteggere e scusare. Un personaggio certo datato, ma trasferibile decennio dopo decennio anche ai caratteri contemporanei, dove vale più che mai lo smarrimento e la ricerca di un'identità. C'è poi la canzone Moon River di Henry Mancini, diventata uno dei grandi temi abituali del cinema, sempreverde, appunto, e frequentatissimo. E poi Tiffany: impari, per esempio, che lì puoi comprare anche spendendo solo dieci dollari. Nessuna agenzia pubblicitaria, e nessun budget avrebbero potuto valere la "testimonial" Hepburn, davvero una delle attrici e dei personaggi più significativi del cinema e del secolo, capace, come forse nessuna, di dettare mode e comportamenti, e sogni. Il titolo, in cassetta o DVD, continua ad essere nelle classifiche dei noleggi, e non è davvero frequente per un film di quel periodo. Anche questo è un segnale.
Ovviamente protagonista indiscussa di tale film è lei la stupenda Audrey Hepburn: figlia di un banchiere inglese e di un'aristocratica olandese, Edda Kathleen van Heemstra Hepburn-Ruston nacque a Bruxelles, in Belgio, il 4 maggio 1929. A cinque anni, Audrey fu mandata in un collegio inglese; poco tempo dopo, il padre abbandonò la famiglia. Intanto, in Europa la situazione stava diventando molto difficile. Nel 1939, la madre decise di trasferirsi ad Arnhem, in Olanda, con Audrey e i due figli nati da un matrimonio precedente. Un anno dopo, i nazisti invasero l'Olanda. Durante la lunga occupazione tedesca, Audrey Hepburn soffrì per la malnutrizione, fu testimone della brutalità nazista e ad un certo punto fu costretta a nascondersi per sfuggire alla deportazione. Alla fine della seconda guerra mondiale, la famiglia si stabilì ad Amsterdam, dove Audrey ricominciò a studiare danza (la sua vera grande passione) e iniziò a lavorare come indossatrice. Dopo un'apparizione nel film Nederlands in 7 lessen (1948), si trasferì a Londra con una borsa di studio per una scuola di danza, ma continuò anche a fare la modella e iniziò a lavorare in teatro. Nel 1951 la British Pictures Corporation le offre un piccolo ruolo nel film di Charles Crichton L'incredibile avventura di Mr. Holland. Nel 1953, Audrey Hepburn conosce Colette. La famosa scrittrice trova Audrey perfetta per la parte di Gigi e, poco tempo dopo, la Hepburn è la star dello spettacolo messo in scena a Broadway. Quasi contemporaneamente, l'attrice anglo-olandese ottiene il suo primo ruolo da protagonista nel film di William Wyler Vacanze romane (1953) e vince subito l'Oscar. Un'altra nomination dell'Academy Award arriva l'anno dopo, per il film di Billy Wilder Sabrina (1954), con Humphrey Bogart e William Holden.
Il 25 settembre del 1954, Audrey Hepburn sposa Mel Ferrer. Nel 1957, Audrey è protagonista, con Fred Astaire, del film di Stanley Donen Cenerentola a Parigi ed è a fianco di Gary Cooper e Maurice Chevalier in Arianna, di Billy Wilder. Altri due straordinari successi personali arrivano con Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards e My Fair Lady (1964) di George Cukor. Nel 1967, la Hepburn è Susie Hendrix nel film di Terence Young Gli occhi della notte, che le fa ottenere un'altra nomination all'Oscar.
Divorziata dal primo marito nel dicembre del 1968, il 18 gennaio 1969 Audrey Hepburn ha sposato il medico italiano Andrea Dotti. La coppia ha avuto un figlio, Luca Dotti, nato l'8 febbraio 1970. Dopo il secondo matrimonio, la Hepburn è apparsa raramente sul grande schermo: nel 1976 è stata protagonista, con Sean Connery, di Robin e Marian di Richard Lester, nel 1981 ha interpretato Angela nel film di Peter Bogdanovich E tutti risero (dove compare anche il figlio Sean Ferrer, nato dal primo matrimonio) e nel 1989 ha fatto parte del cast di Always ' Per sempre, di Steven Spielberg.
Audrey Hepburn è diventata ambasciatrice dell'Unicef nel 1988 e ha continuato a lavorare ai progetti per l'infanzia delle Nazioni Unite fino alla sua morte, avvenuta a Tolochenaz, in Svizzera, il 20 gennaio 1993.

Questi a seguire sono le scene iniziali e finali di questo film, che ogni ragazza ha visto almeno una volta nella sua vita ed ogni ragazza ha sempre desiderato avere almeno la metà della grazia della bellissima Audrey Hepburn:

 


lunedì 4 aprile 2011

ASSIGNEMENT 4: A chi serve un programma come delicious??

Voglio iniziare questo post affermando, in piena sincerità, che da quando ho aperto il mio blog ho imparato un sacco di cose nuove, e mi piace tenerlo aggiornato, anche se non ho sempre il tempo necessario per dedicarmici; e finora ho sempre svolto tutti gli assignemnt del professore, tutti fino ad oggi. Infatti, in questo post voglio chiarire le mie spiegazioni sul perché ho deciso di non registrarmi su delicious per poi inserirci i miei bookmarks. Il motivo è semplice, penso, che per l'uso che ne faccio io di internet, e per i siti che in media visito, non mi sia necessario delicious per ricordarli. Io infatti, quando mi connetto, i siti che solitamente visito sono quello dell'università, la mia posta, il mio blog, facebook, il sito delle repubblica, e ogni tanto quello di cooming soon, ed essendo così pochi non mi è difficile ricordare i loro indirizzi. Ora qualcuno potrebbe obiettare, dicendo che delicious serve per memorizzare anche i siti che non frequento spesso e che magari mi potrebbero essere utili in un futuro; è vero, ma per questo ci sono i feed, oppure li potrei salvare su i miei segnalibri preferiti, o semplicemente me li potrei segnare alla vecchia maniera sull'agenda. A questo punto vi devo confessare che sono una tradizionalista a cui piace tenere un'agenda vera, di carta, in cui scrivere indirizzi, impegni e ogni tanto anche indirizzi web, piuttosto che utilizzare il cellulare  o il computer come agenda. Inoltre anche se in seguito, non ritrovassi subito, il sito interessato, lo ricercherei andando sulla cronologia, oppure lo ricercherei su google e magari sfogliando i vari siti alla ricerca di quello, ne troverei altri più interessanti. Perderei tempo? e va beh!! Infatti, pur concordando sulla questione che delicious sia un modo molto veloce e pratico di fare ordine dei link che più si visitano, ritengo che questo sia un servizio più utile per chi  lavora con il computer o per chi comunque ci trascorre parecchio tempo. 
Comunque, pur non avendo svolto l'assignemnt, ne ho parlato a mio babbo, (professore d'arte alle medie, estremo curioso del mondo dei computer, ma poco pratico di essi), e lui ,letto il post del professore, ha deciso che si registrerà su delicious. Lui infatti, essendo un professore naviga spesso in internet, alla ricerca di immagini, esercizi e nuove idee per la didattica. Mio babbo, quindi, non solo ha aperto un blog con i suoi studenti dove possono interagire con lui e con altre scuole, ma è deciso anche a registrarsi al più presto su delicious per mettere in ordine tutti i suoi links preferiti e per poterli condividere con altri docenti. Inoltre per lui , questo social network,  sarebbe molto utile anche per trovare velocemente i link aderenti alla sua didattica e ai suoi interessi, che magari altre persone hanno già trovato e condiviso. In conclusione, non ho svolto io personalmente l'assignment 4, ma indirettamente ho incuriosito mio padre il quale ne trarrà vantaggio.
Volevo dire inoltre, che è vero che è più facile se le cose sono tutte in ordine, ma io oltre ad essere tradizionalista, sono una sostenitrice della teoria del caos/del disordine, la cui bellezza sta proprio nella sua variabilità imprevedibile; mi sembra quindi giusto concludere con le parole di un grande psichiatra, antropologo svizzero (di cui mi parlò la professore di filosofia al liceo): "In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto." (Carl Gustav Jung).

domenica 3 aprile 2011

TOP 5: SAYONARA

La TOP di oggi è dedicata a coloro che sono amanti del Giappone e visto le recenti tragedie che l'hanno colpito ho avuto l'idea di fare la classifica dei miglior films ambientati nel favoloso panorama giapponese.


5° POSTO: "NANA" (tratto dall'omonimo manga, 2005)


4° POSTO: "L'ULTIMO SAMURAI" (2003)


3° POSTO: "KILL BILL 1" (2003)


2° POSTO:" LA CITTà INCANTATA" (2001, scritto e diretto dal grande regista di film di animazione: Hayao Miyazaki)


1° POSTO: " MEMORIE DI UNA GEISHA" (2005, guardatelo se non lo avete ancora visto perchè è favoloso)

martedì 29 marzo 2011

ASSIGNEMENT 3: COLTIVARE LE CONNESSIONI

Appena ho finito di leggere il brano, mi sono sentita stordita, confusa, quasi travolta dalla valanga di termini e di concetti contenuti nel brano. Insomma sapete quella sensazione che si prova dopo aver studiato  tanto e sembra che il cervello scoppi dalle troppe nozioni acquisite? Beh la stessa sensazione l'ho provata io alla fine della lettura. Infatti, ho scritto questo post solo il giorno dopo aver letto il brano, in modo da schiarirmi la mente, farmi un'idea e poter esprimere la mia opinione sui punti che mi hanno colpito maggiormente. I punti a cui mi riferisco sono due: 
1) l'idea della rete; 
2) la paura che le relazioni fredde tecnologiche annullino le relazioni calde umane.

Sul primo punto concordo in pieno sull'immagine dell'organizzazione del mondo come se fosse una rete e non una gerarchia. Infatti, abbiamo esempi di rete ovunque: la società è una rete di persone, la vita è uuna rete di eventi e di conoscenze, lo studio è una rete di nozioni ed infine internet e il mondo tecnologico, che sono una rete invisibile che avvolge, oramai, ogni aspetto di noi e delle nostre vite. A questo punto è implicito che mi domandi, come siamo finiti, noi, in tutte queste reti? Secondo me siamo noi stessi ad averle create; noi siamo i nodi che connessi ad altri costituiscono una rete forte e resistente, ma se dissociati perdiamo la nostra funzione e la nostra esistenza. Siamo quindi noi, ogni volta a creare inconsciamente una rete che si espande in modo esplosivo e dove i "nodi" diventiamo si indispensabili, ma allo stesso tempo rischiamo di rimanerci intrappolati. Vi siete, infatti, mai domandati se siamo noi a controllare la tecnologia o è quest'ultima a controllare noi? Per rispondere ognuno dovrebbe pensare all'uso che ne fa: per lavoro, per piacere, per curiosità, per studio etc..
Internet e la tecnologia generale sono stati un grande passo avanti dell'umanità, hanno risolto numerosi problemi e hanno per certi aspetti migliorato la vita, eppure hanno portato anche numerose conseguenze negative. Uno dei cambiamenti più evidente è quello riguardante la comunicazione; è vero che ora possiamo parlare con una persona all'altro capo del mondo e sapere l'opinione di tutti su tutto, ma a mio parere questa maggiore capacità quantitativa di comunicare, non ha mantenuta la qualità del passato. I nostri bisnonni o nonni, pur avendo, spesso, una minore conoscenza e possibilità linguistica, comunicavano in modo più diretto e più vivo. Adesso non ci si scrive più lettere, nemmeno le cartoline, alcune volte non ci telefoniamo nemmeno più, poichè è più veloce sentire più persone contemporaneamente su FB o MSN. Sull'aspetto pratico e veloce non ho niente da obiettare, ma penso che la praticità e la velocità che tanto cerchiamo in ogni aspetto della nostra vita, abbia preso il sopravvento sulla qualità. Non dico che oggi giorno siamo più ignoranti linguisticamente, ma solo che siamo più pigri; è troppo faticoso scrivere una bella lettera a qualcuno quando lo si può contattare in chat. E lo stesso vale per le ricerche: internet è un mondo in cui puoi trovare qualsiasi risposta alle tue domande, con un semplice clic. Inoltre penso che Leopardi pur essendo felice di avere a disposizione internet, non lo avrebbe usato, perchè cercare su internet non è come cercare in una libreria dove sfogliando libri, alla ricerca di qualcosa, se ne scoprono molte altre. Con ciò non voglio dire che sono contro internet e la tecnologia, perchè sarei un'ipocrita, poichè anche io ne uso e ne riconosco i numerosi vantaggi, ma penso che non si debba farne l'unica risorsa a disposizione, ma bensì affiancarla a quelle più tradizionali. Usiamo internet, scriviamo blog, ma leggiamo libri veri, scriviamo vere lettere su carta; andiamo al cinema ogni tanto, invece di vedere solo film scaricati. Comunichiamo con tutto il mondo tramite i social network, perchè ci permettono di conoscere realtà diverse in poco tempo, ma non dimentichiamoci di comunicare con la realtà a noi più vicina. Non perdiamo di vista la ricchezza del mondo reale solo perchè abbiamo la fortuna di avere anche la ricchezza del mondo online. Usiamo le connessioni fredde, ma solo affiancandole a quelle calde, raggiungendo così un perfetto equilibrio. Ricordiamoci che non è tutto nero o bianco, ma esistono le sfumature che prendono il meglio dei due estremi e che possono portare solo ad un miglioramento.
E con ciò concludo questo lungo monologo, forse non troppo chiaro; forse professore dovrei proprio "fare una passeggiata rilassante nel bosco". ^_^